Nel prossimo post vedrete cosa è accaduto.....
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Nella sessione di mercoledì, nel minuto precedente la pubblicazione dei dati CPI da parte del BLS, i future sui Treasury USA hanno registrato un'impennata grazie ad un volume rilevato relativamente alto. Il contratto future sul decennale ha visto circa 5000 contratti scambiati nell'arco di 60 secondi prima della pubblicazione dei dati alle 14.30 italiane, con i prezzi che balzavano da 115.09 a 115.30.
Ma la domanda sorge spontanea: chi sapeva in anticipo il dato?
Mentre ci avviciniamo a grandi passi verso la fine del mese, ai più è sfuggita una cosa, semplice quanto essenziale, cioè che la Fed ha ampliato il suo bilancio di oltre 400$ miliardi in due settimane. Non si vedeva una tale accelerazione nella stampa di denaro dal crollo pandemico del 2020; questo vuol dire che la Fed ha bruciato, in soli 14 giorni, i 2/3 del suo Quantitative Tightening durato oltre 9 mesi!!
Dopo la pausa di gennaio nella discesa lineare dell'inflazione, le attese del consensus erano per una nuova accelerazione del calo del CPI anno su anno, dal 6.4% al 6% ed il dato effettivo è risultato in linea con le aspettative. Si tratta del dato CPI y/y più basso dal settembre 2021. In particolare, solo la misura dell'inflazione core, monitorata da vicino dal governatore Powell (servizi core, esclusi gli affitti), è andata nella direzione sbagliata, salendo dello 0.5% contro il 0.36% di gennaio, mentre il tasso su base annua è sceso leggermente dal 6.22% al 6.15%.
Veniamo da un'ottava povera di dati ma assolutamente entusiasmante per l'azione dei prezzi e siamo proiettati, invece, verso un'ottava molto importante per l'ambito macro, che vedrà la doppia testimonianza di Powell al Congresso, la decisione della Bank of Japan ed anche l'importantissimo dato Non-Farm-Payrolls per valutare se un picco dei tassi dovrà ancora arrivare.
Lo scenario negli USA è di un'economia surriscaldata, mentre non abbiamo fatto nessun progresso nella lotta contro l'inflazione, soprattutto dopo il rallentamento dei rialzi deciso dalla Fed e non c'è nessuna ragione di aspettarsi un ulteriore rallentamento in futuro. La risoluzione dei colli di bottiglia sulle catene di approvvigionamento che, secondo la narrativa, avrebbe steso l'inflazione in realtà non l'ha nemmeno scalfita e per l'anno in corso è molto più probabile un'inflazione al 8% che al 2%.
Sull'azionario non abbiamo ancora visto niente
Se mi segui da lungo tempo saprai che non è da due giorni che continuo a credere che l'azionario sia grandemente sopravvalutato, specialmente quello europeo, e che alla fine crollerà sotto il peso di tassi di riferimento della Fed superiori al 5%, di un'inflazione persistente per i prossimi anni a venire e di consumatori costretti ad indebitarsi essendo rimasti a secco di risparmi.
La Fed ha sempre dichiarato che prima di iniziare a pensare al pivot ha bisogno di vedere un trend in calo dell'inflazione, ma mentre l'ultimo trimestre aveva fatto ben sperare, i dati dell'ultima settimana hanno testimoniato che il pullback si è interrotto. Il dato deflattore PCE e i verbali della Fed hanno fatto svanire ogni speranza per gli investitori convinti di un cambio di rotta nell'inasprimento dei tassi. Wall Street ne ha risentito la scorsa ottava mettendo a segno un calo del 3% circa, ma marca ancora un rialzo del 3,4% da inizio 2023, questo perchè gli investitori stanno portando avanti la narrativa, che si sono autocostruiti, che prevede un allentamento da parte della Fed in tempi relativamente brevi.
Il dato CPI di oggi, atteso con molta attenzione per avere una conferma dell'inversione a ribasso dell'inflazione, ha deluso le aspettative dei tori, rispettando le previsioni di +0.5% per il dato mensile e +0.4% per quello core, mentre il dato anno su anno ha addirittura battuto il sentiment che era del 6.2% portandosi al 6.4%.contro il precedente 6.5%.
Ebbene, come avevamo detto da alcune settimane, ci aspettavamo che l'inflazione avesse terminato il ritracciamento e ricominciasse il trend primario, in quanto tutto il ribasso era stato determinato dall'inversione dei prezzi dell'energia, grazie al fatto che Biden aveva dato fondo alla Riserva Strategica Nazionale, allo scopo, appunto, di calmierare i prezzi dell'energia. L'obiettivo è stato raggiunto nel breve termine ma ora, venuto meno l'effetto, i prezzi dell'energia hanno ricominciato a correre, anche a causa della riapertura della Cina, e con essa l'inflazione.